Le Neviere

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Mar, 18/10/2011 - 14:56 - Alessandra Lezzi

Fino alla fine della seconda guerra mondiale, in Italia e soprattutto nel sud, dove corrente elettrica ed elettrodomestici sono arrivati qualche anno più tardi rispetto al resto dell’Europa, il ghiaccio veniva raccolto e conservato nelle neviere: grandi cavità artificiali che avevano la medesima funzione dei nostri moderni freezer.

All’interno di questi enormi pozzi molto profondi e scavati nel terreno veniva raccolta la neve che, grazie al clima sotterraneo, si trasformava in ghiaccio che veniva poi distribuito e/o venduto ai residenti delle comunità vicine. Una nevicata, a quei tempi, era considerata una vera e propria benedizione. N

on solo, per il “nevieraio” rappresentava fonte di guadagno, se si considera che nella gran parte dei casi egli aveva il monopolio sulla gestione della neviera e quindi sulla vendita del ghiaccio…che era utilizzato per gli usi più diversi. Qualcuna delle nostre nonne potrebbe aver tramandato alle nuove generazioni la delizia di “spruzzare” un cubetto di ghiaccio con vincotto, liquore all’amarena o caffè.

Con il ghiaccio si preparavano gelati, sorbetti, bevande, e poi ci si conservavano cibi. Il ghiaccio era utilissimo per curare ascessi, febbre, contusioni….senza dimenticare quanto poteva rivelarsi indispensabile, una volta sciolto, nei lunghi periodi di siccità, persino per uso potabile. Per evitare che il ghiaccio toccasse il suolo, sul fondo delle cavità spesso venivano sistemati numerosi rametti di vite, poi il ghiaccio veniva pressato per creare maggiore spazio possibile.

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